Tempo fa sono stato invitato dal mio maestro Gabriele Agostini ad una lezione del suo corso, relativamente nuovo, di street photography.

 

La cosa si è ripetuta e insieme ad un’amica per un paio di volte mangiavamo una pizza e vedevamo una delle sue bellissime lezioni.

Poi per il lavoro o per altri impegni, non ricordo bene, devo aver perso il ritmo e saltato delle lezioni.

 

Mercoledì ci sono ritornato per rilassarmi un po’ e staccare dalla frenesia quotidiana ma ho trovato una sorpresa.

 

Non un pacco o una busta, ma qualcosa che girava nell’aria e che solo mercoledì ho afferrato meglio. Si avete capito bene, afferrato meglio, perché con Gabriele a volte non si arriva ad un punto finale della storia, o del ragionamento, ma bensì ad un nuovo punto da cui partire per cominciarne un altro.

 

La sorpresa è arrivata mentre Gabriele dava dei suggerimenti a chi quest’anno sta frequentando il corso e mentre mi stavo chiedendo il perché il corso si chiamasse “Street Photography”.

 

Questo bellissimo corso, tenuto da Gabriele Agostini, mi ha fatto capire meglio, dove, in questo periodo, di grande mutamento per la mia vita, sto andando.

 

O per meglio dire a quale nuovo punto di partenza sono arrivato.

 

La finalità del corso, dal mio punto di vista, è un invito a riflettere.

E quel giorno, quando Gabriele mi ha invitato al corso in realtà, con i miei tempi e con i suoi stimoli, mi ha invitato a riflettere su qualcosa che stava prendendo forma, un mio cambiamento, un mio forte mutamento.

 

Senza saperlo nei giorni precedenti ho ripreso in mano la mia reflex per cercare qualcosa, un sentiero, un orizzonte da seguire o anche sul quale fermarsi.

 

In un articolo precedente ho preso la mia Nikon D800 spinto quasi da un impulso e in un altro ho seguito il consiglio di un’amica che mi diceva di rallentare.

 

In ogni caso stavo usando la Fotografia per scrivere quel diario straordinario che è la mia vita, stavo ritrovando un modo per raccontarmi quanto le cose fossero belle intorno a me.

 

Analizzavo scrutando curioso attraverso un buco, perché è questo che facciamo noi fotografi, il mio palcoscenico dove ogni giorno va in scena questa cosa bellissima che è la mia vita.

Dico bellissima perché non posso fare altrimenti.

 

Ho avuto una Madre fantastica e ho un Padre che è altrettanto fantastico, due figli bellissimi dal cuore grande che mi fanno crescere insieme con loro, e incontro sulla mia strada donne bellissime che mi hanno dato tanto ognuna a suo modo, e di tutto questo senza escludere nulla sono grato, tanto grato.

 

E quindi ecco che durante la lezione, per tornare a noi, trovo, alle parole “questo palcoscenico della vita” un significato al nome del più bel corso di Fotografia che ho avuto il piacere di frequentare.

 

Tutti noi piccoli esseri umani che ci affanniamo ricchi di domande e poveri di risposte su questa terra abbiamo nelle nostre vite un comune denominatore, la strada.

Una strada per ognuno diversa ma che ci accomuna tutti, nessuno escluso.

 

La Street Photography quindi, secondo me, parte da quel fattore o palcoscenico comune, la strada, per permetterci di indagare l’animo umano nelle sue forme più disparate e al contempo comprendere meglio noi stessi che ne facciamo ugualmente parte.

 

Quindi voglio ringraziare Gabriele il mio Maestro di Fotografia e compagno di questo viaggio, bellissimo per me, chiamato vita, che insieme a tutte le persone che ho incontrato sulla strada mi hanno fatto arrivare qui dove sono ora, felice di esserci e pronto a ripartire, con tanta energia irrefrenabile, verso il domani.

 

Grazie

 

#vivounapassionesfrenata

 

Alessandro

 

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